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Salve a tutti,

anche se quella delle "altre scale" sarà probabilmente una rubrica poco utilizzata su un forum destinato ovviamente in primis alla scala N, la inauguro qui' con un progetto molto classico per la Svizzera: un coccodrillo in scala 0.

Io e mio padre siamo grandi appassionati di scala 0, scala ancora molto diffusa in Svizzera (si stima circa 1/4 dei ferromodellisti, circa quanti fanno scala N). La forte presenza di questa scala molto "espansiva" si spiega con il successo avuto dalla produzione delle case svizzere HAG e Buco, che ha soppiantato durante e subito dopo la guerra la Märklin, producendo modelli veramente molto dettagliati per l'epoca.
Ancora oggi in Svizzera c'è la ditta Hermann che produce industrialmente in serie non limitate praticamente tutti i modelli in servizio nelle ferrovie federali svizzere, questo a dei prezzi diciamo abbastanza accessibili, se confrontati con i modelli prestigiosi di Fulgurex e Lemaco/Lematec.
L'altro paese in Europa, nel quale ancora oggi c'è una grande diffusione di scala 0 è la Germania, questo perchè ovviamente Märklin, Fleischmann e tante altre ditte tedesche hanno mosso i primi passi in questa scala, ma anche in Francia, Austria, Gran Bretagna e soprattutto Stati Uniti la Scala 0 ha ancora il suo posto ben saldo.
Negli anni 60-70 vari produttori industriali hanno riscoperto la scala 0, producendo una marea di modelli in plastica a buon mercato che ancora oggi popolano Ebay, borse scambio, ecc. Sono modelli belli (Rivarossi) e meno belli (Lima), che hanno pero' permesso un facile accesso ad una scala per altri versi molto elitaria.
Tra questi modelli in plastica troviamo anche i modelli della ditta tedesca Pola-Maxi (in seguito riproposti da varie altre ditte), che non erano super-dettagliati, ma avevano delle proporzioni sempre molto convincenti e cio' ad un prezzo inbattibile.
Tra i vari modelli spicca quello di una versione del coccodrillo delle FFS, il Be 6/8 III. Non equiparabile ad un modello in ottone, certo, pero' per 100.- marchi dell'epoca uno si poteva montare il suo bel kit di plastica ed avere una bella locomotiva mica male, se poi ci investiva diciamo un 250.- marchi in una motorizzazione decente, andava anche per trainare i vagoni merci Lima e Rivarossi in giardino.

Come si sa, i veri autocostruttori non sono mai contenti del prodotto disponibile dalla fabbrica, quindi mio babbo e un collega hanno avuto un'idea col senno di poi un pochino pazza: disegnare e preparare delle istruzioni per permettere a tutti quei ferromodellisti non contenti del modello in plastica di autocostruirsi in ottone un coccodrillo, utilizzando le sole parti della carrozzeria in plastica del kit della Pola-Maxi. Parti ben riprodotte e dettagliate, assolutamente in 1:45.

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Ultima modifica di Francesco Eisenmann il 03/01/2010, 1:52, modificato 1 volta in totale.

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Allora, abbiamo come punto di partenza un kit in plastica del coccodrillo, che pero' qualitativamente non ci soddisfa proprio, perchè comunque molto gioccattoloso. Noi vogliamo fare tutto il modello in ottone o microfusioni, con l'eccezzione dei panconi in plastica.

Che fare? Come prima cosa si è deciso fare una ricerca negli archivi per ottenere un paio di piani di costruzione della locomotiva in modo da avere una visione d'insieme della locomotiva e come seconda cosa è stato necessario fare vari sopralluoghi per vedere l'originale, in modo da poter fotografare tutti dettagli della locomotiva. Dopo breve è saltato all'occhio che i piani di costruzione molto, troppo stilizzati, inoltre non prendevano ovviamente in considerazione la miriade di modifiche che avevano subito queste locomotive col passare degli anni.
Bisognava quindi passare a fotografare con tanto di metro tutta la locomotiva da cima a fondo.
La fortuna volle che proprio in quegli anni (1982-83) a Biasca vennero demoliti tutti i coccodrilli non destinati alla preservazione, quindi era possibile fare questo lavoro con relativa facilità, tenuto conto anche nel fatto che una delle due persone coinvolte nella realizzazione del progetto era il capodeposito del deposito ferroviario di Bellinzona.

Si ottenne cosi' molto materiale che deveva pero' essere trasferito prima su carta. Essendo gli anni 80 ed il CAD ancora molto lontano per un'utente domestico, ci sono voluti ben tre anni del tempo libero di due persone (metalmeccanico di formazione l'uno, ingeniere l'altro) per finire i disegni tecnici per qualunque dettaglio del coccodrillo e successivamente un'altro anno per ultimare l'istruzione con la quale un ferrodellista moderatamente capace nella lavorazione metalmeccanica fosse in grado di costruirsi in ottone una Be 6/8 III in 1/45, partendo dai pochi pezzi ben riuscito del coccodrillo Raimo in plastica.
L'istruzione/raccolta di disegni tecnici che ne è risultata è di 40 pagine A3 e di un'allegato di 30 pagine A4 per coprire tutte le indicazioni meccaniche ed elettriche relative alla costruzione del modello.

Immagine

Come penso tutti gli autocostruttori sapranno, soprattutto nelle scale maggiori ahimè non tutti i particolari di un modello si lasciano realizzare con delle lastrine, lastre e tondini in ottone, a maggior forza poi se si realizza delle locomotive piu' vecchie, dove c'è già di base una minuzia di dettaglio ben maggiore che in una TRAXX oggigiorno.
A questo punto sono entrate in gioco le microfusioni, realizzate in grande numero (15 rami diversi, lanterne, isolatori, ecc ecc) per poter semplificare maggiormente il lavoro dell'autocostruttore, già abbastanza impegnato con la realizzazione delle parti in ottone del coccodrillo.
La motorizzazione prevede l'utilizzo di due A-Max della Maxon, motori di caratteristiche tecniche identiche ai Faulhaber, ma di produzione svizzera. Una motorizzazione che permette al modello, che dispone di tutte le assi molleggiate e di un peso totale di 4 chili di tirare delle composizioni che rispecchiano la realtà, al contrario dei modelli Fulgurex o Lemaco che vanno in crisi in una mezza salita con 5 carrozze. Anche i pantografi sono una completa autocostruzione, che necessitano di una mano sicura e di una buona lente, anche se si lavora comunque in scala 0.
Tutti questi disegni e pezzi sono poi stati messi in vendita ai membri della ARGE Spur 0, l'associazione internazionale di appassionati della scala 0 e col passare degli anni sicuramente un centinaio di modelli sono stati realizzati in parte o completamente utilizzando questi piani di costruzione e le relative parti in microfusione.

Immagine

Se qualcuno volesse tentare una volta una pazzia, sia le istruzioni/raccolta di disegni tecnici che le microfusioni sono ancora disponibili. Il tempo stimato per la costruzione durante il tempo libero di un modello del genere per un ferromodellista meno pratico non è pero' inferiore ad un anno, ragione per la quale solitamente si preferisce farne piu' di uno alla volta, per esempio in una cerchia di amici, ripetendo i processi di lavorazione.

Saluti

Francesco


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Ciao Francesco
non ho parole è semplicemente spettacolare!
ciao Fabio


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un inchino a 45°, davanti a certi modelli non bisogna aggiungere altro....

ciao
Massimo

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Carlo.

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Francesco Eisenmann ha scritto:
Se qualcuno volesse tentare una volta una pazzia, sia le istruzioni/raccolta di disegni tecnici che le microfusioni sono ancora disponibili. Il tempo stimato per la costruzione durante il tempo libero di un modello del genere per un ferromodellista meno pratico non è pero' inferiore ad un anno, ragione per la quale solitamente si preferisce farne piu' di uno alla volta, per esempio in una cerchia di amici, ripetendo i processi di lavorazione.


A me sembra interessante, se Francesco ci dà una idea dei costi forse qualcun altro potrebbe farsi tentare a formare questa cerchia di appassionati

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un saluto a tutti

Maurizio


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Ciao Maurizio,

è sempre difficile dire, visto che ogniuno per autocostruire usa materiali provenienti da fonti diverse, preferisce fare tutto da se o chi invece utilizza delle componenti già finite, ma penso che 2000.- Sfr (1350.- €) dovrebbe essere piu' o meno la cifra puramente di materiale vario impiegato nella costruzione. Ricordo che costruire un coccodrillo vuole dire in pratica costruire non una, ma ahimè ben due locomotive.
Mettendoci tempo e dedizione quello che ne risulta pero' è un modello che non ha nulla da invidiare ad un Lemaco o ad un Lombardi, che costano x-volte di piu'.

Saluti

Francesco


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